alcuni sono semplicemente eventi della mia vita,altri solo racconti...

 

some are simply events of my life, others only story ...

La panchina 3 settembre 2016

 

Premessa: non sono mai stato razzista e non credo esistano differenze comportamentali dettate dal colore della pelle, forma degli occhi, altezza, origine etnica ect. Quello che determina tali fattori è a mio parere l'ambiente in cui cresciamo, famiglia, scuola, società e chiaramente come reagiamo a questi condizionamenti.

A conferma di tale teoria basti osservare che nel mondo di coglioni ce n'è di tutti i colori.

La panchina. Settembre 2016 Venezia

Tempo fa sono stato invitato al compleanno di un amico che si svolgeva in un paesino della periferia veneta.

Normalmente non vado ai compleanni, non li amo, ma a lui non potevo dire di no.Vivendo a Venezia non uso auto e quindi non ne possiedo; per recarmi alla festa ho usato un treno regionale che partiva in tarda mattinata dalla stazione Santa Lucia.

Era estate e faceva molto caldo sul treno. L'aria condizionata non funzionava bene e i finestrini, che in passato si potevano abbassare, erano stati bloccati in modo definitivo;immagino grazie all'idea di qualche genio dei piani alti delle ferrovie che sicuramente non viaggia mai in un treno regionale ad agosto con l'aria condizionata rotta!

Superate le stazioni dei collegamenti turistici con Venezia, come Mestre e Padova, nel treno non si vedevano più viaggiatori con macchine fotografiche, valigie e zaini.Gli unici ad occupare la carrozza a parte me, erano sì stranieri, ma non turisti...

Nei sedili accanto al mio c'era un gruppo di ragazzi di colore poco più che ventenni. Gridavano in una lingua a me incomprensibile ma immagino fosse africana.Nel totale menefreghismo delle regole e dell'educazione, due di loro si sdraiavano appoggiando i piedi sui sedili di fronte con le loro belle scarpe dalle suole luride..

D'istinto avrei voluto dire quanto trovassi questo loro comportamento da veri stronzi cafoni ma, alla mia età, s'impara che l'istinto spesso non è un buon consigliere...quindi misi da parte il mio represso desiderio da "Super eroe dei doveri civili" e zitto zitto cambiai vagone.

Nei pochi vagoni disponibili erano presenti soltanto extracomunitari bengalesi, africani, africani del nord, del centro e qualche extracomunitario dei paesi dell'est. Iniziai a pensare che fossi io l'unico italiano presente sul treno, quando ne comparve un altro:il controllore.

In ogni caso mi sedetti di fronte a quello che mi sembrava il più tranquillo,un bengalese con le cuffiette e la testa bassa sul suo IPhone.Perfetto. Faccio un bel respiro e cerco di affrontare gli ultimi 30 minuti che mi restano di questo soffocante viaggio.

...Nemmeno fossi stato catapultato in un film tragicomico, il bengalese con le cuffie si mette di scatto a cantare con un tono di voce così alto da farmi fare uno salto sul sedile. Mi spiazza e restò a fissarlo senza saper che dire o pensare mentre lui serenamente si zittisce e torna nel suo mondo virtuale.

Faccio finta di niente sperando che l'intervallo musicale non si ripeta ma non faccio in tempo a mettere insieme i pensieri che il tizio riprende a cantare questo cazz di brano in una lingua che nemmeno comprendo quale possa essere!

Ok penso tra me e me..sono stressato e sicuramente più sensibile a causa del caldo ecc. ma cazzo io non ho mai cantato in modo isterico in faccia alla gente senza rendermene conto!

Guardo il ragazzo e gli faccio cenno di togliere le cuffiette. Lui intuisce i miei gesti e quando so che può ascoltarmi gli chiedo se può gentilmente smettere di cantare/urlare così all'improvviso perché mi spaventa.Lui con aria sorpresa (forse al suo paese urlare cose a caso in faccia alla gente è normale ), mi fa cenno che è d'accordo.

Il viaggio prosegue tranquillamente, il bengalese mantiene la promessa e anche se a volte percepisco che avrebbe voglia di canticchiare (lo percepisco dai movimenti soffocati della bocca) si trattiene limitandosi a muovere la testolina su e giù,tipo pupazzetto da cruscotto ...

Mancano solo 10 minuti all'arrivo quando sento anzi risento quella voce fastidiosamente forte giungere in lontananza. È uno dei ragazzi africani, credo il maschio alfa, che avevo abbandonato nell'altro vagone. Questa volta è accompagnato da una bella ciurma numerosa a giudicare dal caos che sento avvicinarsi.

Dalla premura e dall'atteggiamento inequivocabile capisco che questi guerrieri della notte, versione africana,stanno fuggendo dal controllore perchè senza biglietto e per qualche ragione a me incomprensibile devono farlo sapere a tutto il treno!

Non posso fare a meno di notare che al gruppo dei maschietti si sono aggiunte due belle e corpulente donnone color cioccolata. Rimango incantato dai lunghissimi riccioli di un colore tra il biondo ed il rosso (tinta discutibile) che con la loro danza scatenata fanno da cornice coreografica ai vestiti super attillati e con così tanti colori da far sembrare Arlecchino austero. Incantevoli, non fosse per le urla che quasi mi stordiscono.

Ormai boccheggio come un pesce ma fortunatamente sono quasi arrivato alla mia fermata.

Scendo da questo mostruoso treno e faccio un bel respiro a pieni polmoni.Fa ugualmente caldo ma almeno non sono più chiuso li dentro.

Mi dirigo verso il piccolo sottopassaggio ringraziando che questo "incubo caldo"si sia finalmente concluso ma come in una scena di un film horror, vedo avanzare verso di me il gruppo di "guerrieri" neri. Questa volta però sembra si siano moltiplicati, quasi non riesco a vedere quando finiscono.Mi infilo nel tunnel ed inizio a scendere le scale.Loro sono dietro di me quasi mi seguissero...

Ci ritroviamo tutti nel piccolo e stretto tunnel e subito dietro di me c'è il capo branco che con la sua voce rimbombante attira tutta l'attenzione.

Mi rendo conto che non posso mettermi a correre per evitare di sentirlo o peggio per non esserne schiacciato, quindi rallento, mi metto in un angolo e attendo che passi portandosi dietro tutto il branco. Quando mi sorpassa ho modo di osservarlo:jeans con il culo scoperto in stile hip pop che trovo ridicoli indossati dagli italiani che imitano gli americani e ho la conferma che il seme dell'odiozia è integrazionista, perché pure su di lui hanno lo stesso effetto di merda. Cappellino giallo canarino con cristalli che si vedono dallo spazio e occhiali scuri anche dentro ad un tunnel totalmente buio: vestito da coglione insomma.
Aspetto fermo qualche secondo e quando sento il vocio allontanarsi riprendo a camminare e salgo le scale del sottopassaggio.

Lungo la salita incrocio altri tre africani che scendono,arrivato in cima ve ne sono altri: chi seduto su un muretto, chi in piedi che chiacchierano o guardano il loro iPhone. Qualcuno mi guarda come si guarda uno straniero. Cerco la porta d'uscita:eccola!

Uscendo passo davanti ad una ragazza, anche lei nera,completamente vestita di bianco che parla all'auricolare seduta su una panchina.

Per un istante mi sento un personaggio Kafkiano catapultato in un paese dell'Africa.

Finalmente tra tanti volti intercetto il mio amico che quando mi vede apre la portiera della macchina! Salgo in auto e, credo in modo isterico, gli racconto del viaggio. Dopo un'abbondante risata mi spiega che recentemente nei paraggi è stato aperto un centro d'accoglienza per extracomunitari e che questo ha cambiato molto l'immagine del paesino. Poi decidiamo di parlare d'altro e dirigendoci verso casa sua ce ne dimentichiamo.

La giornata scorre veloce e con mia piacevole sorpresa riesco a divertirmi.

Non conosco quasi nessuno ma risultano tutte persone semplici e cortesi.Si beve e si mangia, si gira qualche canna e poi si ribeve e si rimangia tra chiacchere e risate. Chissà quanti bei compleanni mi sono perso per il mio caratteraccio da lupo solitario, penso tra me e me...

Senza accorgercene si fa l'ora di andare.Mi congedo da tutti e il mio amico mi accompagna alla stazioncina. Prima di salutarlo lo ringrazio della bella esperienza: erano anni che non vivevo una giornata tra così tante persone in allegria.Ci salutiamo e vado in biglietteria.

Acquistato il biglietto entro nel marciapide dei binari; la stazione a quell'ora è praticamente vuota e immersa in una penombra silenziosa.Ripenso alla mia reazione emotiva del pomeriggio e rido di me stesso! In fondo anche io sono stato giovane e stupido.Sinceramente ne ho combinate di molto più grosse che salire su un treno senza pagare il biglietto o fare il bullo in giro.

Pensando a questo cammino verso il binario e all'improvviso vedo una figura su una panchina,subito non la distinguo poi la riconosco: è la ragazza di colore vestita di bianco con gli auricolari.
Erano passate circa tre ore da quando l'avevo vista al mio arrivo, era ancora li, seduta sulla stessa panchina...Non capivo. Il mio umore era ben diverso dalla prima volta che la vidi,quindi rallentai ulteriormente il passo e mi misi ad osservarla con calma.

Era magra, dita delle mani affusolate, unghie curate con un accenno di smalto bianco.Caviglie sottili che s'immergevano dentro scarpette dai mille fiorellini rosa che facevano da cornice ad un abbigliamento semplice ma delicato tutto bianco e puro. Un viso dai lineamenti dolci contrastato da una matassa di capelli neri,che col il loro luccichio mi ricordavano un merlo.Il modo in cui stava seduta e tutto di lei mi sembrava bello ed elegante.

Camminando lentamente verso di lei continuavo a domandarmi cosa stesse facendo ancora lì da sola. Mentre facevo questo pensiero i nostri sguardi s'incrociarono e in quell'istante compresi!

Lei stava lì,semplicemente perché non sapeva dove altro andare.

Probabilmente anche lei era ospite del centro di accoglienza o di chissà quale altro improvvisato rifugio, probabilmente bloccata lì senza documenti nè soldi in un limbo senza date e certezze. E pur di non restare tutto il giorno seduta su una sedia circondata dalle stesse persone, che io non ho saputo tollerare per 30 minuti, si rifugiava lì.Sedendosi su quella panchina da sola ad osservare i treni degli altri.

Gli altri che a differenza sua hanno una meta, amici, familiari e amori ad aspettarli là, nel luogo dove sono diretti. Mentre a lei nessuno la sta più aspettando e probabilmente non sa neppure dove andare.
Incomincio a sentire un peso nell'animo, le sorrido, abbasso lo sguardo e proseguo verso il treno che mi porterà alla mia destinazione.

Salgo sul treno e contro ogni pronostico mi sento malinconico a lasciare quella stazioncina così ricca d'umanità e triste perchè ho abbandonato lei, di cui non so neppure il nome, lì su quella panchina a guardare la vita che passa come un vecchio ormai troppo stanco per camminare.

Lei che però era così bella e giovane.

Altrove lontano da qui ma non da me

da questa esperienza è nata anche la creazione materica: l'occhio sinistro 

Altrove lontano da qui ma non da me.

 

Nella pausa caffé,seduto nel campiello (piazzetta veneziana) davanti alla mia bottega

mi rilasso  accarezzato dal dolce sole autunnale.

ammiro le case storiche che mi circondano

simili a  belle dame d’altre epoche; mostrano vanitose gli  eleganti  abiti dai morbidi  colori .

Il silenzio è rotto solo dalle risate di un piccolo gruppo di bambini

che correndo gioiosamente fanno volar via i piccioni.

Seguendone  il volo, il mio sguardo si alza, incontrandosi con l’azzurro del cielo che mi sofrasta.

Vivo un sentimento di pace e mi sento  fortunato

per essere qui.

 

All’improvviso

come un fulmine a ciel sereno.”qualcosa”  mi porta altrove

in un’altra  Piazza lontana da qui ma in questo istante

cosí vicina.

 

nessuno corre gioioso.

in un atmosfera inreale come in un incubo

pianti soffocati di donne o urla strazianti vengono azzittiti da spari e colpi di macete .

Come un dolore comparso all’ improvviso, cosí

questa scioccante esperienza  m’abbandona .

 

Rieccomi  a Venezia ma ormai la mia serenitá  é svanita.

nel cielo vi sono solo nuvole grige.

 

Rientro in bottega  triste pensando  che nessuna di quelle persone

ne  vittime ne carnefici

guardando  il cielo,proveranno un sentimento di pace.

ma soprattutto :

che nessun bambino ,in quella maledetta Piazza, correrá gioioso

e sorriderá alla vita.

 

Una prima volta...differente!

Avevo da poco compiuto diciassette anni, capelli lunghi sino alle spalle, jeans attillati e scoloriti camicetta nera, scarpe da ginnastica, che sembravano sgranocchiate dai topi da quanto erano state usate, birra in mano e cannone di maria in bocca, si si crescevo proprio bene praticamente un chierichetto. Vivevo già solo da un anno a Torino e da qualche settimana mi ero trasferito in Liguria per lavorare come barista durante la stagione estiva.
Di notte per tornare dal paese dove lavoravo all'altro, in cui mi ospitavano amici, facevo l'auto stop, un po' perché non avevo nessun mezzo di trasporto e l'autobus passava sino a mezza notte, mentre io smettevo di lavorare all'una e un po' perché mi divertiva quell'incognita di non sapere mai chi mi caricava. 
A volte, erano lavoratori auto muniti che come me tornavano stanchi e scazzati a casa e visto che ero l'unico a far il dito in quelle notti, ormai mi conoscievano... 
essere accompagnato da loro era abbastanza noioso, non avevano nulla da dire e la musica che ascoltavano solitamente era terribile. In altre occasioni a darmi uno strappo erano giovani in vacanza, così carichi d'allegria che c'è la contavamo per tutto il tragitto ridendo e a volte fumandoci un cannone insieme. Ma c'erano anche incontri meno divertenti:ubriachi che pregavi solo non andassero dritti nella prima curva, vecchi ricchioni, (così chiamavo all'epoca gli omosessuali anziani) che strisciavano la loro mano sul mio ginocchio con l'alibi di cambiare marcia, poi per vedere se ci stavo, lasciavano un paio di dita, così:come dimenticate sul mio ginocchio. 
Ma nelle notti più fortunate a fermarsi erano donne! Solitamente dell'età di mia madre, io andavo pazzo per le donne con l'istinto materno e lo spacco che mostrava le coscie, mentre loro guidando e mi facevano la predica (di quanto era pericoloso fare l'autostop di notte), io arrapato gli spiavo ogni centimetro del corpo! Insomma era il massimo che un diciassettenne, come me, poteva chiedere per non annoiarsi lungo il tragitto che lo portava a casa.
Ma in quella lontana notte d'inizio luglio, successe qualcosa che proprio non m'aspettavo. 
Come dicevo:stavo lì , sul lato destro della corsia nell'oscurità quasi totale con la mia birretta in mano, cannone fumante in bocca e le stelle a farmi compagnia nel silenzio della notte, quando: mentre cammino sento da lontano il rumore di una macchina che arriva,(finalmente!)penso, incominciavo ad aver paura che me la sarei fatta tutta a piedi.
Mi fermo e l'aspetto, rivolto con tutto il corpo verso la direzione da cui viene, mentre la vedo avvicinarsi da lontano, i raggi luminosi dei fari tagliano il buio mostrando a intermittenza il paesaggio di ulivi e palme che mi circonda, la macchina fa l'ultima curva e imbocca il corto rettilineo dove io mi trovo. Mi vede, lo deduco da come rallenta la velocità, socchiudo gli occhi per la luce e alzo il mio pollice con un sorriso ebete, cercando di nascondere quanto sia sconvolto.. Niente! lo stronzo non se le bevuta, quindi va dritto!, almeno e quello che penso, mentre rassegnato ricomincio a camminare verso casa.
All'improvviso vedo delle luci, accompagnate da quel indistiguibile rumore che fanno le macchine in retro marcia;era lo stronzo che aveva cambiato idea, bella storia!
Corro verso l'auto, è un utilitaria di color grigio, il finestrino si abbassa e una donna dai capelli corti mi dice sorridendo: "ciao dove vai?", "15 km circa verso Alassio", le rispondo, lei con la mano alza il pirulino della porta posteriore e mi fa cenno d'entrare. 
Ah... finalmente il mio culo appoggiato in un morbido sedile! Nei primi minuti del percorso mi limito ad abbandonarmi alla comodità del momento e non penso a niente, aiutato dall'alcol e la marijuana che finalmente, non trattenute dallo sforzo della salita, s'impadroniscono di me. Giusto quando stavo sprofondando nell'oblio del sedile posteriore una voce mi riporta in superficie: "Ti è mai capitato qualcosa di bello facendo l'auto stop?"Spalanco gli occhi cercando di riprendermi e dare un senso alla domanda fatta dall'autista;ma non ci riesco. Quindi mi avvicino con la faccia nel mezzo dei due sedili davanti per chiedere che intende e... 
La scena che mi si presenta è al di sopra di qualsiasi previsione, la donna dai capelli corti d'un età compresa tra i trenta e i trentacinque, ha una gamba alzata ed il piede nudo appoggiato sul cruscotto, il vestitino a fiori leggero scivola in basso lasciando nude le due lunghe gambe dalle cosce carnose. È magra e bella, il suo profumo riempie il mio olfatto, s'inumidisce le labbra con la lingua, guardandomi maliziosa, mentre le dita soffuse ed eleganti della mano destra accarezzano le mutandine bianche su e giù, giusto nella linea della vagina, con l'altra mano mi accarezza dolcemente il mento, giocherellando con le unghie sulle mie labbra.

In un istante tutto quello che avevo bevuto e fumato evaporò, non ero mai stato così presente!

Le sue labbra sottili mi attirano come un vortice, ed io mi ci abbandono completamente. 
La macchina continua a viaggiare, mentre io sono completamente Intento a toccarla e baciarla stringendo tra le mani quei seni sodi e qui capezzoli così duri e saporiti. 
Arriviamo in una stradina di campagna vicino a l'autostrada, lì la macchina si ferma e lei mi stacca dalle sue labbra, costringendomi a tornare alla realtà. Il marito o chi fosse;un tipo sui trentacinque quaranta con occhiali e l'aria da impiegato, mi guarda e mi chiede: "hai voglia di far l'amore?" 
io, che dovevo assomigliare al gatto Silvestro appena catturato Titti dico:Si Si!... 
ma poi un dubbio mi spinge a chiarire un dettaglio: "ma tu che fai?"(domando all'uomo) "tranquillo io solo vi guardo!" Si! (esclamo felice). Così mentre lui rimane nel sedile anteriore, con l'uccello in mano, lei scavalca e si unisce a me... 
ragazzi fu fantastico! entrambi nudi, lei seduta sopra di me col mio sesso dentro il suo corpo, io immerso nei suoi seni, nel suo odore, nei suoi liquidi, bevendo dalla sua saliva e completamente perso nel piacere! 

Non saprei dire quanto durò, il tempo in quell'occasione fece parte d'un altra dimensione. 

Finito, come niente fosse, mi accompagnarono sotto casa e ci salutammo.
Poi, scomparirono per sempre dalla mia vita, così, com'erano arrivati;due luci rosse che si perdono lungo una strada buia. 
Quella notte, entrato in casa non dissi nulla ai miei amici, tanto non mi avrebbero creduto. Accesa una canna e presa una birra, andai a sdraiarmi solo nel balcone e felice come il vincitore d'una lotteria mi misi a guardar le stelle. 
Discrete amiche, complici di quella indimenticabile notte d'inizio luglio, in cui avevo vissuto per la mia prima volta i piaceri del sesso.

Il buon giorno si vede dal mattino

Oggi mi son svegliato di buon ora, ho aperto le finestre e lasciato entrare il sole, accompagnato dal profumo dei fiori che colorano il giardino. Dopo una colazione leggera, mi son seduto, messo nella posizione abituale e ho iniziato la meditazione, l'energia come un onda leggera viaggiava nel mio corpo dandomi una sensazione d'unione e armonia con il mondo. Lavato e vestito ho accarezzato la mia gattina e mi son diretto ottimista verso un nuovo giorno. Lungo il cammino che mi porta fuori dal residence di casette a schiera in cui vivo, il canto degli uccellini festeggiava l'alzarsi del sole e la gioia era mia compagna. Nel giungere al portone dell'uscita sento alle mie spalle i passi di qualcuno, mi giro e vedo la mia vicina, una donna brutta e grassa, sempre con lo sguardo in basso e una sigaretta fumante in bocca, che da sempre non risponde ai miei saluti, ma io mi sento amabile e solare e non ho bisogno di nulla più. Apro il portone e con un braccio teso lo tengo aperto per farla passare,(Buon giorno!), le dico sorridendo, lei mi vomita del fumo in faccia e guardandomi con disprezzo, passa senza dir nulla.
Mentre salgo sul mio scooter e la vedo partire sulla sua auto, Provo un piacevole prurito, creando l'immagine di un meteorite che le cade in cima!
Domani farò venti minuti in più di meditazione.

Il bimbo e l'uccellino

Un giorno, nella sala d'un ospedale, una donna regalò a un bimbo seriamente malato, una gabbietta con dentro un uccellino dicendole:eccoti un nuovo amico figlio mio. il bimbo si sedette a fatica sul letto, in cui era sdraiato e prese la gabbietta in mano, poi delicatamente l'avvicinò al suo orecchio e rimase ad ascoltare il cinguettio timido dell'uccellino. Quindi si alzò e usando tutte le forze che le rimanevano, si diresse alla finestra, lì ;aprì la gabbietta e lo fece volar via.

La madre stupita le chiese:ma perché l'hai fatto? il bimbo non rispose e guardando il volo dell'uccellino che si perdeva nell'orizzone, scoppio a ridere;come da molto tempo non faceva.

Dimensioni parallele

Dalla finestra vedo il vicino che gioca con il suo cane, le tira l'osso di gomma (pagato un sacco, perchè: d'una fibra speciale che non reca danno alle gengive)per poi aspettarlo sorridente che glielo riporti, accarezzarlo e coccolarlo tutto!
Si vede che ci tiene al suo amico a quattro zampe. se ne prende cura, le da cibo e riparo, addirittura ci parla, le dice quanto lo ama!
In serata, le grida isterica, come se ci fosse una gara a chi le emette più forti, e l'odore, impregnante di carne bruciata, mi spingono ad affacciarmi per vedere che succede. Il panorama alla mia vista e offuscato dal fumo unto, del barbecue. Un colpo di vento apre l'orizzonte, una dozzina d'amici del vicino si sono accampati come indiani nel giardino, bevono e ridono, qua e là mani, si scambiano piatti colmi di carne, costine di maiale, cosce di pollo impugnate come spade, salcicce, bistecche, attaccate a morsi. Senza perdere di vista il capretto, fatto a pezzi e lanciato sul tavolo, quasi ci fosse il timore che scappasse, se non controllato. Nel chiasso generale, ecco il mio vicino!
Da gran capo branco, da il buon esempio, mangiando come un impossessato, tutti i tipi di carne che riesce ad infilarsi nella panza, godendo nell'euforia generale tra risa urla canti alcol e... chiudo la finestra. .
Quella notte, sdraiato nel letto, finalmente accarezzato dal silenzio, il pensiero di quell'uomo, che gioca amoroso col suo cagnolino e poco dopo, si trasforma nel Re del barbecue, fece scaturire in me un'altra immagine, forse, giunta da una dimensione alternativa. In cui un padre gioca con i sui figli, li abbraccia se ne prende cura, le da cibo, casa, educazione, fa quello che crede giusto, per darle il proprio amore.
Lo stesso uomo, ad un certo momento, indossa un uniforme, esce di casa e si dirige in un centro circondato da filo spinato, entra in un capannone chiuso e oscuro, senza alcun dubbio o indecisione, guidato solo dagli istinti, da libero sfogo al suo appetito. Feroce senza pietà si nutre delle urla di bambini, che nell'euforia generale degli altri suoi compagni camerata, ammazza a colpi di machete!

Il quarto piano

Come tutte le sere, tornando a casa dalla passeggiata pomeridiana, un vedovo, ormai in pensione, s'incontra alla porta dell'ascensore, con la sua giovane vicina.
Nel vederla, tutto s'illumina, i colori, opachi un istante prima, prendono vita, i suoni gli odori tutto quello che lo circonda acquista un'altra forma, più reale più viva.
Il peso del tempo come per magia svanisce. C'e solo il presente e lei.
Lei così bella, così viva, così giovane. 
"Come sempre al quarto signor Ugo?"le chiede lei sorridendo.
"Si Francesca", risponde lui con voce dolce e intima.
Quattro piani, questo è il tempo che li unisce, un tempo lunghissimo nel quale il vecchio si riempie i polmoni del profumo fresco dei sui capelli, lunghi e luminosi e dallo specchio li osserva, mentre vibrando morbidi l'accompagnano giù sin all'altezza delle spalle.
Perfette!
Il vestito di pizzo chiaro si apre, come un sipario, mostrando un'opera ineguagliabile, la bellezza pura di una pelle liscia e brillante che dalle spalle prosegue senza pietà verso la schiena, armoniosa e vellutata come un petalo, lo sguardo ormai senza controllo scivola accarezzando dolcemente le le braccia per... BIIIIP 
"Signor Ugo.. siamo al quarto!) 
Il pensionato saluta gentilmente la giovane vicina e si avvia alla porta di casa, ma tutto diventa meno chiaro, l'oscurità quasi le impedisce di vedere la porta.
È tutto così cupo da non riconoscere più nemmeno le sue tasche.

La divinità del bagno

una formichina si muove, li, giusto sopra la piastrella del pavimento del mio bagno, la incontro sempre quando mi siedo sul water, si direbbe che m'aspetta.
mi diverto ad interferire sul suo percorso ostacolandola con un dito. 
normalmente lei cambia direzione ma a volte, determinata come solo le formichine sanno essere, si arrampica sull'ostacolo come fosse un ponte e prosegue la sua perlustrazione senza timore. 
in quelle occasioni ne approfitto per portarla all'altezza dei mie occhi e cerco parlandole d'essere notato, ma nessun risultato, forse non ha orecchie! 
allora le soffio leggermente e osservo come si aggrappa con le zampine alla mia carne, ma nonostante la mia bocca sia a pochi centimetri da lei, continua a non vedermi.
un pizzico deluso dall'ennesimo tentativo andato a male la faccio scendere dolcemente dalle mie mani per vederla tornare, come se nulla fosse accaduto, al suo incessante tran tran di formichina.
uscendo dal bagno mi chiedo come sia possibile trovarsi di fronte ad un essere così grande che fa di tutto per essere visto, e non darsene conto.
che stupide le formiche.

scendendo in ordine cronologico

 

down in chronological order

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Massimiliano Caldarone Campiello widman Cannaregio 5419 30121 Venezia e-mail caldarone.massimiliano@virgilio.it tel:0039 345 8179 190